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MUTUI A TASSO VARIABILE
Il mutuo è il contratto col quale una parte (mutuante) consegna
all'altra (mutuatario) una determinata quantità di danaro o di altre
cose fungibili, e l'altra si obbliga a restituire altrettante cose della
stessa specie e qualità”. La principale distinzione tra mutui e quella
tra mutui a tasso fisso e i mutui a tasso variabile.
I mutui a tasso variabile hanno un tasso di interesse che non rimane
fisso, ma è condizionato dall’andamento di taluni indici economici di
riferimento, che vengono specificati nel contratto di mutuo. Un mutuo a
tasso di interesse variabile permette al mutuatario di beneficiare di
una rata iniziale inferiore rispetto a quella prevista da un mutuo a
tasso fisso; tuttavia, eventuali cambiamenti a livello del mercato
monetario possono determinare un aumento del tasso di interesse e,
quindi, delle rate da pagare.
L’ammontare del tasso variabile nasce dalla somma di due parametri: il
tasso Euribor (Euro Interbank Offered Rate), che corrisponde al tasso
medio al quale avvengono le transazioni finanziarie in Euro tra le più
grandi banche europee ed equivale all’attuale costo del denaro per le
banche, e lo spread che, come nel caso del tasso fisso, indica il
margine di guadagno della banca per l’erogazione del servizio e varia a
seconda dell’istituto finanziario considerato (costituendo uno degli
elementi da prendere in considerazione per valutare la convenienza di
più proposte di mutuo a tasso variabile).
Diversamente dallo spread, che rimane fisso per tutta la durata del
mutuo, il tasso Euribor è soggetto a variazioni ed il suo valore deve
pertanto essere ricalcolato periodicamente (la rilevazione può avvenire
ogni 1, 3, 6 o 12 mesi): sulla base delle scadenze incluse nel contratto
di mutuo, la banca prende atto del valore di questo tasso e provvede ad
aggiornare l’entità delle rate residue (si è già discusso di come il
tasso di interesse variabile non consenta la predisposizione di un piano
di ammortamento definitivo, durante la fase di stipula del contratto).
E’ possibile verificare personalmente l’andamento dell’Euribor
consultando la stampa specializzata o le sezioni dedicate all’economia
dei principali quotidiani nazionali.
Per i mutui a tasso variabile è assolutamente indispensabile conoscere
la distinzione tra tasso d’ingresso e tasso a regime. Il tasso
d’ingresso è un tasso d’interesse fisso che la banca può applicare nel
corso dei primi mesi o anni del mutuo; il tasso a regime è il tasso di
interesse effettivo nei mutui a tasso variabile, quello che segue il
tasso d’ingresso e che viene calcolato come somma dell’Euribor e dello
spread. Nel momento in cui si sceglie un mutuo a tasso variabile,
diviene quindi opportuno assicurarsi che il tasso di interesse
reclamizzato sia quello “a regime”, e non quello d’ingresso.
Un mutuo a tasso variabile può rivelarsi una buona scelta quando si
ritiene improbabile un aumento dei tassi base nel medio-lungo termine.
ALTRE SPESE
E’ opportuno tenere presente che le spese a carico del mutuatario
non sono solamente quelle legate al tasso di interesse scelto.
L’accensione di un mutuo comporta infatti il pagamento di una serie di
spese aggiuntive, talvolta non immediatamente percepibili, che vanno a
sommarsi all’importo delle rate da rimborsare periodicamente alla banca.
A questo proposito, il mutuatario deve farsi carico delle spese di
istruttoria della pratica (relative alle attività che la banca ha dovuto
mettere in atto per verificare l’idoneità del richiedente ad ottenere il
finanziamento: vaglio delle capacità di credito, acquisizione dei
documenti, ecc.), della parcella del perito incaricato dalla banca a
valutare il valore dell’immobile offerto a garanzia del mutuo e a
verificarne la regolarità edilizia, dei costi notarili (per la stipula
del contratto di mutuo), dei costi legati ad assicurazioni obbligatorie
(come l’assicurazione contro il rischio di incendio e di scoppio, il cui
costo varia in relazione al valore del mutuo ed alla sua durata;
talvolta può essere richiesta anche una polizza sulla vita),
dell’imposta sostitutiva trattenuta dall’istituto finanziante per conto
dell’erario.
Occorre poi prestare attenzione alle spese di gestione varie previste
dalla banca, tra cui compaiono ad esempio le spese di incasso rata (che
la banca può imporre ogni volta che avviene l’erogazione di un
pagamento), al tasso di mora (in caso di ritardo nei pagamenti) e a
tutti i costi di estinzione del mutuo, come l’ammontare della penale
prevista in caso di anticipata estinzione o le spese di cancellazione
dell’ipoteca (legate all’eventualità in cui, ad avvenuta estinzione del
mutuo, si desideri vendere l’immobile).
Alcune delle spese citate coinvolgono importi piuttosto elevati e
risultano pertanto meritevoli di un attento vaglio da parte di chiunque
si appresti a scegliere un contratto di mutuo. |